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Uscita Grotta Taquisara e Grotta Genna 'e Ua Stampa E-mail
Scritto da Crici   
Venerdì 29 Luglio 2011 10:34
Relazione su Gairo Taquisara
Uscita giugno 2011

La grotta di Gairo Taquisara si apre nella cosiddetta Formazione di Dorgali, costituita da dolomie e calcari dolomitici del Giurassico.
E. conosciuta da molto tempo ed e studiata oltre che dal lato geologico anche e soprattutto per la biospeleologia. E. situata a circa 150 Mt sopra il paese di Gairo Taquisara e raggiungibile a piedi o in macchina in circa 10 minuti. La temperatura interna e di circa 13¡Æ C, costante quasi tutto l.anno.
Si tratta della piu grande grotta dei Tacchi, con circa 1000 mt di sviluppo e un dislivello di circa 100 mt.
Nominata in Antico dall.Angius, nel Dizionario del Casalis tra il 1833 e il 1856, e nel 1930 da Giuseppe Muller per la scoperta del coleottero ovobathysciola.


Nel 1936 Carmelo MAxia la inserisce nel primo elenco catastale delle grotte della Sardegna al num. 86.
Le prime esplorazioni sono del 1967 ad opera dei Bolognesi, che percorrono uno sviluppo di 452 mt e un dislivello di -43. Solo a partire dal 1990 le esplorazioni riprendono ad opera del SCC, del GSAGS, dello SCOR e del Martel, che scoprono due nuove diramazioni aumentando lo sviluppo a 867 mt con profondita 78 mt.
La cavita risulta essere impostata su una serie di fratture e faglie che vanno ad interessare il territorio circostante, in particolare da un sistema con direzione NW-SE e dall.omologo posto in direzione NE-SW.
La galleria principale, e stata nello scorso secolo, allargata attraverso tecniche minerarie per consentire un.agevole passaggio dei visitatori. Questa operazione ha avuto, nella prima parte della cavita, l.effetto di modificare la circolazione dell.aria all.interno della stessa e di rendere le concrezioni presenti nella prima parte sterili e non piu attive. Inoltre questa modifica ha causato lo spostamento verso l.interno della fauna che normalmente vive nella zona di ingresso.
Al momento della realizzazione dell.apertura artificiale, si era provveduto a richiudere parzialmente la cavita con la realizzazione di un muro, che lasciava un.apertura larga poco piu di un metro e alta circa due. Questa soluzione applicata piu per tutelare la grotta dalle incursioni dei tagliatori, che per prevenire il degrado ambientale, aveva la bonta di limitare almeno in parte l.elevato scambio di aria tra la cavita e l.ambiente circostante ripristinando, almeno in parte, le condizioni naturali.
I successivi lavori di turisticizzazzione hanno completamente stravolto e modificato l.apertura della cavita generando un.importante modifica climatica.
Il ramo principale inizia con una diaclasi che, dopo circa un centinaio di metri, vira per impostarsi sul sistema di fatturazione dominante in direzione NE-SW. L.incrocio di diverse diaclasi presenti nella cavita, da luogo alla formazione di piccole ma interessanti Sale, come quella dov.e presente un piccolo e molto importante laghetto. Questo si apre nella parte destra della galleria principale ed e attorniato da una serie di concrezioni che si sono formate sul suo bordo per azione del gocciolamento di acque sovra sature in carbonato di calcio. Il laghetto sembra essere ricaricato esclusivamente attraverso l.apporto idrico proveniente dallo stillicidio. In queste condizioni e piu facile che si vengano a formare dei crostoni di concrezione sull.acqua.
In questa zona la grotta diventa via via che si avanza sempre piu concrezionata con la presenza di diverse strutture da gocciolamento, come colonne stalattiti e stalagmiti che evidenziano un pesante attacco da parte dei tagliatori.
La seguente galleria intercetta una diaclasi con direzione NE-SW. Sulla destra notiamo come la prosecuzione di questa struttura porti alla formazione di una sala, con evidenti segni di circolazione idrica. In questa zona infatti nelle stagioni piu piovose e possibile vedere un.importante scorrimento idrico in direzione NE che tende poi a sparire in alcune fessure.
La sala continua intercettando una nuova faglia posta trasversalmente, questa ha generato una piccola sala molto fangosa, posta su un livello inferiore rispetto alla galleria principale, con un primo pozzo di 10 m, e un secondo pozzo profondo circa 60 metri, caratterizzato dalla presenza di depositi di fango e la cui base risulta essere allagata.
La galleria si apre finalmente nella sala piu grande della grotta anch.essa formatasi per l.incrocio di due grosse faglie che hanno anche generato i due rami che da questa sala dipartono, uno in direzione SW e l.altro in direzione SE.
La sala si approfondisce per una decina di metri rispetto alla galleria principale, in questa sala e ben visibile un.imponente colonna generata dall.apporto idrico proveniente da un livello superiore e che in periodo di forte pioggia evolve fino divenire quasi una cascata. L.acqua in questi casi prosegue sotto i diversi massi presenti fino a scomparire tra di essi in alcune fratture presenti. Il ramo di SE e costituito da una stretta diaclasi che prosegue per circa una novantina di metri dov.e possibile identificare una particolare concrezione la moonmilk (latte di monte) un materiale pastoso di colore bianco, con un elevato contenuto in acqua (40-80 %), costituito da una sospensione di cristalli di grandezza micrometrica di calcite o aragonite in questo caso, questo ramo si conclude su una colata alta una quindicina di metri.
Il ramo che punta verso SW invece, prosegue in ambienti ben piu ampi, ricchissimi di concrezioni di aragonite, eccentriche e cannule di magnifica formazione e lunghe anche una decina di metri. Sulla sinistra a poca distanza dalla sala principale si apre un pozzo, profondo una ventina di metri, che e stato oggetto di un intenso lavoro di disostruzione all.inizio del 2000 da parte di diversi speleologi. Quest.azione ha portato alla scoperta di un altro pozzo profondo circa 60 m, e di altri ambienti che sono risultati allagati.
La grotta termina su una condotta carsica formatasi in condizioni freatiche, che risulta oggi completamente concrezionata a testimoniare le nuove condizioni in cui si e sviluppata questa grotta.
Riguardo la fauna, si documentano crostacei (Isopodi), Aracnidi, chilopodi, insetti e anfibi.
Nel 1980 si documentano l.ovobathysciola gestroi ( coleottero), troglobio endemico noto in numerose grotte dell.ogliastra; nel 1981 l.urodelo speleomantes imperialis. Nel 1994 si documentano l.isopode trichoniscidae alpioniscus fragilis, troglobio endemico, e il chilopode lithobiidae lithobius doderoi silvestri.
Grotta archeologica, ha restituito sporadici resti ceramici. Tutto il territorio di Gairo e ricchissimo di grotte e siti archeologici. Consiglio la visita del villaggio nuragico Is Tostoinis e del nuraghe Serbissi con sotto la grotta omonima.
Il percorso in grotta puo procedere attraverso la parte turistica, e attraverso la parte speleologica.
La parte speleologica riguarda i rami di SW e SE oltre la Sala Grande, che incontrano i pozzi da 22 m e 60 m. Si consideri inoltre come parte speleologica anche la sala con pozzi, che si trova oltre la sala del laghetto.
Si deve tener conto del fatto che il percorso seguito in questa escursione e solo quello turistico, e che il percorso speleologico e ricostruito in base alla relazione esplorativa. Pertanto in base a questa sembra necessario munirsi di almeno una corda da 80, una da 20 e una da 35, comprensiva di almeno 10 anelli e 10 moschettoni, almeno due cordini e una fettuccia. Questo perche non si parla di eventuali, necessari frazionamenti, o altre possibili difficolta che si possono incontrare. Pertanto e meglio munirsi di attrezzatura in eccesso.
Il passaggio tra il pozzo da 22 m e quello da 60 m, nel ramo SW dopo la Sala Grande, e caratterizzato da una strettoia in verticale, su corda, che ha creato agli esploratori non poche difficolta, consigliato pertanto ai piu ¡°snelli¡±. .
Ulteriori approfondimenti sono su Sardegna Speleologica num. 21.

 



Cristiana Cilla

Relazione Genna .e Ua
L.escursione e stata completata da una piccola visita alla grotta di Genna .e Ua, che precede lungo la strada al di sopra del paese, grotta Taquisara.
L.Angius fu uno dei primi a citarla nel Dizionario del Casalis tra il 1833 e il 1856.
Nel 1904 visita la grotta, Raffaello Gestro per raccogliere campioni faunistici come il lithobius doderoi Silvestri.
Nel 1930, come a Taquisara, si documenta il coleottero ovobathysciola.
Abitata da Chirotteri, presenta lungo il percorso un profondo strato di guano.
Si tratta di una grotta archeologica che restituisce materiale di probabile eta neolitica e romana.
Dopo circa 36 m di percorso iniziale, si diramano due cunicoli ricchi di concrezionamento. Si arriva poi ad uno strato di crollo, con possibilita di proseguire il percorso sia sopra che sotto tale strato. Il vano terminale, tende a restingersi in un cunicolo chiuso da concrezionamento.


Cristiana Cilla
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Ultimo aggiornamento Giovedì 11 Agosto 2011 11:21
 


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